La stele centinata della tomba dei giganti di Coddu Vecchiu ad Arzachena
La stele centinata dell'esedra di Coddu Vecchiu, in località Capichera ad Arzachena. — foto: Mboesch · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Basta allontanarsi pochi chilometri dalla costa perché il paesaggio della Gallura cambi registro: il granito smette di essere sfondo e diventa architettura. Tra i muretti a secco, i sugherati e il vento affiorano torri tronco-coniche, lastre infisse nel terreno, cerchi di pietra più antichi delle piramidi egizie. È il nord-est della Sardegna preistorica: un territorio in cui la civiltà nuragica ha lasciato una densità di monumenti senza eguali, e in cui i siti più importanti sono raccolti in un raggio di pochi minuti d'auto attorno ad Arzachena.

Una civiltà di torri

Con il termine nuragica si indica la civiltà che si sviluppò in Sardegna a partire dall'età del Bronzo, all'incirca dal XVIII secolo a.C., e che sopravvisse in forme residue fino all'epoca storica. Il suo segno distintivo è il nuraghe: una torre in pietra a secco, a pianta circolare e profilo tronco-conico, coperta all'interno da una falsa cupola ottenuta sovrapponendo filari di blocchi via via aggettanti. Si stima che sull'isola ne sopravvivano circa settemila.

Accanto alle torri il repertorio comprende villaggi di capanne, pozzi sacri, templi e le sepolture collettive che chiamiamo tombe dei giganti: oltre un migliaio quelle censite in Sardegna, la concentrazione più alta di monumenti funerari megalitici del Mediterraneo. La Gallura ne conserva alcune fra le più leggibili in assoluto, e le conserva insieme al contesto che le spiega: il villaggio dei vivi accanto alla casa dei morti.

Li Muri, prima dei nuraghi

Il sito più antico del parco archeologico di Arzachena non è un nuraghe e non ha nulla a che vedere con l'età del Bronzo. La necropoli di Li Muri risale al IV millennio a.C., cioè al Neolitico, e si presenta come una sequenza di quattro circoli funerari tangenti fra loro, con diametri compresi grosso modo fra i cinque e gli otto metri e mezzo. Ogni circolo è delimitato da lastre di pietra disposte in cerchi concentrici che trattenevano un cumulo di terra e pietrame: visti da lontano, dovevano sembrare piccole colline artificiali.

Al centro di ciascun circolo una cista rettangolare accoglieva uno o al massimo due defunti, deposti in posizione rannicchiata; accanto restano tracce di menhir, pietre confitte nel terreno con valore sacro. Questa tipologia ha dato il nome a una vera e propria cultura di Arzachena, detta anche gallurese, e trova confronti stringenti in Corsica meridionale, in Catalogna e nel Midi francese.

Le tombe dei giganti: Coddu Vecchiu e Li Lolghi

La tomba dei giganti è una sepoltura collettiva formata da un corpo tombale allungato e da una esedra, lo spazio semicircolare delimitato da lastre verticali dove si svolgevano i riti funebri. Al centro dell'esedra si erge la stele centinata, un monolite arcuato nella parte alta, con una cornice in rilievo e un piccolo portello alla base: una soglia simbolica fra i vivi e gli antenati. A Coddu Vecchiu, in località Capichera, la stele raggiunge i quattro metri di altezza; il monumento nacque come tomba a corridoio e solo in un secondo momento ricevette la facciata monumentale.

Li Lolghi, poco distante, ha uno dei corpi tombali più lunghi della Sardegna: ventisette metri, frutto di due cantieri diversi. Il nucleo originario è un dolmen allungato del Bronzo antico, attorno al 1800 a.C.; fra il 1600 e il 1400 a.C. vennero aggiunti un lungo corridoio sepolcrale e l'esedra con la grande stele monolitica alta circa tre metri e settantacinque. Camminarci attorno al tramonto, quando la luce radente accende il granito, è il modo migliore per capire perché questi monumenti abbiano generato leggende di giganti.

La Prisgiona: il villaggio dei vivi

A settecento metri da Coddu Vecchiu si apre il complesso nuragico di La Prisgiona, uno dei villaggi nuragici più interessanti del nord dell'isola. Il nuraghe è di tipo complesso: una torre principale e due torri laterali inglobate in un bastione, con cortile e pozzo. Attorno si stendeva un abitato che gli archeologi stimano in un centinaio di capanne, vissuto per un arco di tempo lunghissimo, dal XIV all'VIII secolo a.C.

È proprio questa continuità a rendere il sito prezioso: non una rovina isolata, ma un insediamento con la sua capanna delle riunioni, i silos, le macine, la gestione dell'acqua. Visitare La Prisgiona e Coddu Vecchiu nella stessa mattinata significa vedere, a pochi minuti di distanza, dove quella comunità viveva e dove seppelliva i suoi morti.

Albucciu, Moru e il tempietto di Malchittu

Il parco archeologico di Arzachena riunisce sette siti. Oltre a Li Muri, La Prisgiona, Coddu Vecchiu e Li Lolghi comprende il nuraghe Albucciu, insolito perché addossato a un grande masso granitico e di pianta non circolare, la tomba dei giganti Moru e il tempietto di Malchittu, un edificio absidato che si raggiunge con una breve camminata in salita fra rocce e macchia.

I siti sono gestiti dalla società comunale di servizi e restano visitabili per buona parte dell'anno, con biglietti singoli oppure cumulativi che combinano più monumenti. Orari, aperture e modalità di visita variano con la stagione: conviene sempre verificarli sui canali ufficiali del parco prima di mettersi in auto.

Consiglio pratico: metti in conto scarpe chiuse e una bottiglia d'acqua, perché i percorsi sono sterrati e quasi del tutto privi d'ombra, e scegli la prima mattina o il tardo pomeriggio: a metà giornata, d'estate, il granito restituisce calore e la luce piatta appiattisce anche le stele più imponenti.

Un ultimo consiglio di metodo: due siti per uscita, letti con calma, valgono più di sette timbri sul biglietto.

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