Porto Rotondo si raggiunge quasi senza accorgersene: la strada scende fra i graniti e le macchie di lentisco, poi il mare del Golfo di Marinella si apre all’improvviso e il borgo compare tutto insieme, con le sue case basse color sabbia e il bosco di alberi delle barche ormeggiate. È un luogo giovane, nato a metà degli anni Sessanta, eppure ha già una sua fisionomia riconoscibile: piazze di granito, scale che salgono, sculture in legno dentro una chiesa, un teatro all’aperto che guarda il porto. Vale la pena scoprirlo con calma, a piedi, meglio se nelle ore in cui la luce si fa obliqua.
Un borgo inventato da due conti veneziani
La storia di Porto Rotondo comincia con i fratelli Luigi e Nicolò Donà dalle Rose, nobili veneziani che conoscevano questo tratto di costa per averlo frequentato in barca fin dagli anni Cinquanta. A metà degli anni Sessanta decisero di trasformare una baia quasi disabitata in un villaggio, mescolando due ispirazioni molto diverse: l’eleganza lagunare della loro città e il rigore della Gallura, fatto di pietra, ginepri e vento.
Il risultato è un paese che non somiglia a nessun altro della Sardegna nord-orientale: niente palazzoni, ma un tessuto di volumi bassi, portici, scalinate e slarghi che si aprono l’uno sull’altro. I due fratelli diedero vita anche a una fondazione dedicata alle arti e alla cultura, ed è questa la ragione per cui, ancora oggi, il borgo conserva un numero sorprendente di opere d’arte all’aperto.
La Piazzetta San Marco, il cuore del paese
Il nome dice già tutto: la Piazzetta San Marco è l’omaggio dichiarato alla Venezia dei fondatori, tradotto però nel materiale sardo per eccellenza, il granito. La piazza si sviluppa con un andamento a conca, quasi a spirale, e le gradinate che la delimitano diventano naturalmente sedute: al tramonto è il posto dove tutti finiscono per passare, fra vetrine, tavolini e bambini che corrono.
Da qui una scalinata di trentacinque gradini sale verso la chiesa, collegando la parte mondana del borgo a quella raccolta. È un dettaglio che racconta bene l’idea urbanistica di Porto Rotondo: nulla è isolato, ogni spazio è legato al successivo da un percorso pedonale.
La chiesa di San Lorenzo e i legni di Mario Ceroli
Se c’è un luogo da non saltare, è la chiesa di San Lorenzo, realizzata nel 1971. All’esterno è un volume sobrio in granito; all’interno è tutt’altra cosa. Lo spazio ha la forma di uno scafo rovesciato e le pareti sono interamente rivestite di legno di pino russo scolpito, opera dello scultore Mario Ceroli insieme ad Andrea Cascella.
Le pareti raccontano per figure: l’Ultima Cena, il Giudizio universale, la Fuga in Egitto, la Deposizione, l’albero della vita. Migliaia di sagome ritagliate nel legno creano un effetto che sta a metà fra il bassorilievo e il teatro d’ombre, e che cambia con la luce che entra dalle aperture. Anche a chi non cerca un’esperienza religiosa, l’interno lascia un ricordo netto.
Il teatro all’aperto
Poco sopra il borgo si apre il teatro all’aperto, nato da un’idea dello stesso Ceroli e inaugurato nel 1995 su progetto degli architetti Gianfranco Fini e Marina Sotgiu. La cavea è una gradinata semicircolare in granito grezzo, il palco è in legno, e la scena richiama esplicitamente il teatro antico: fronte scenica, archi, timpani, obelischi ornamentali.
Nelle sere d’estate lo spazio ospita concerti, spettacoli e rassegne; nel resto dell’anno resta un belvedere silenzioso, con la gradinata calda di sole e il mare che si intravede in fondo. Il calendario cambia di stagione in stagione: conviene consultare i canali ufficiali del Comune e delle realtà culturali locali per sapere cosa è in programma.
Il porto turistico e la passeggiata
Il porto turistico è il motivo per cui molti arrivano qui. Le banchine ospitano imbarcazioni di ogni taglia, dai gozzi da pesca agli yacht, e la passeggiata che le costeggia è di fatto il salotto serale del paese: si cammina lentamente, si guardano le barche, ci si ferma per un gelato. La luce migliore è quella che precede il tramonto, quando il granito diventa rosato e il golfo si fa piatto.
La passeggiata prosegue verso i moli e verso le punte che chiudono la rada, offrendo scorci sul mare aperto e, nelle giornate limpide, sul profilo inconfondibile dell’Isola di Tavolara.
Un museo a cielo aperto
Camminando per il borgo si incontrano sculture e installazioni disseminate fra piazze, giardini e rotatorie: è una delle eredità più concrete dell’attenzione dei fondatori per l’arte contemporanea. Non esiste un percorso segnalato obbligato, e forse è proprio questo il bello: le opere si scoprono per caso, girando l’angolo, e diventano un buon pretesto per esplorare anche le strade laterali, dove il paese è più quieto e si ritrova il rumore del vento fra i pini.
Il vostro soggiorno a Porto Rotondo
Una casa vacanze di 60 m² nel villaggio Costa degli Ulivi, con terrazza panoramica sul Golfo di Marinella: la base ideale per scoprire la Gallura con calma, fino a 4 ospiti.