Da Porto Rotondo basta seguire la costa verso nord per arrivare a Golfo Aranci, un paese che ha due anime difficili da conciliare eppure convivono bene: quella del borgo di pescatori, con le barche tirate in secca e le reti stese, e quella del porto di collegamento con la penisola, dove i traghetti scaricano auto e passeggeri. Alle spalle, il promontorio di Capo Figari chiude la scena con una parete calcarea che si tuffa nel mare, mentre davanti galleggia l’isolotto tondeggiante di Figarolo.
Un nome che inganna
Il nome fa pensare agli agrumi, ma non c’entrano nulla. Deriva infatti da una traduzione imprecisa dell’espressione sarda Golfu di li Ranci, cioè «golfo dei granchi». È una curiosità che dice molto del luogo: qui la vita è sempre ruotata attorno alla pesca e al mare, e solo in tempi relativamente recenti è arrivato il turismo.
Il lungomare mantiene quel carattere di paese di mare, con le case basse e le piccole attività affacciate sull’acqua. È una passeggiata semplice e piacevole, da fare senza fretta, soprattutto nelle ore del tramonto.
Cala Moresca
Cala Moresca è la porta d’ingresso naturale al promontorio. È una baia raccolta, incastonata fra la roccia e la macchia mediterranea, con acqua trasparente e una vista ravvicinata su Figarolo. Da qui parte il sentiero che risale verso Capo Figari, ed è quindi il punto di riferimento per chi vuole unire mare e cammino nella stessa giornata.
La cala si raggiunge dal paese; l’accesso all’area può essere soggetto a regolamentazioni stagionali, comprese limitazioni al traffico veicolare, quindi è bene verificare le modalità in vigore prima di partire.
La riserva di Capo Figari
Il promontorio di Capo Figari è un’area naturale protetta, con una fauna di notevole interesse. Percorrendo i sentieri capita di avvistare mufloni, e sulle falesie nidificano specie come il falco pellegrino, il marangone dal ciuffo e il gabbiano corso; nella macchia vivono cinghiali, volpi, lepri e tartarughe.
Il sentiero principale sale con pendenza costante fino alla sommità e offre, via via che si guadagna quota, uno dei panorami più ampi di tutto il nord-est sardo: il golfo, Tavolara, Figarolo e, nelle giornate terse, la costa che si allunga verso nord. È un’escursione da affrontare con scarpe adeguate, molta acqua e possibilmente nelle ore meno calde.
Il semaforo e gli esperimenti di Marconi
In cima al promontorio si trova il semaforo della Marina Militare, attivato l’11 marzo 1890 come parte del sistema di vedette e segnalazioni costiere. L’edificio, oggi in stato di abbandono, è diventato però un luogo della storia della scienza.
Fra il 1930 e il 1932 Guglielmo Marconi scelse infatti questa postazione per una serie di esperimenti sulle onde cortissime. L’11 agosto 1932 riuscì a stabilire un collegamento su microonde da 57 centimetri fra il semaforo di Capo Figari e l’osservatorio di Rocca di Papa, vicino a Roma, coprendo una distanza di circa 270 chilometri, con trasmissioni sia radiotelegrafiche sia radiotelefoniche. Nel golfo, intanto, stazionava il panfilo Elettra, il laboratorio galleggiante dello scienziato. Arrivare lassù e leggere i pannelli lungo il sentiero dà una dimensione diversa a quella che altrimenti sarebbe solo una bella camminata panoramica.
Le Spiagge Bianche
Il tratto di costa a sud del paese è quello delle Spiagge Bianche, così chiamate per la sabbia chiarissima e finissima che le caratterizza. L’acqua è limpida e passa dal verde smeraldo al blu, con affioramenti di roccia che spezzano la linea di riva e creano piccoli angoli riparati.
Sono arenili comodi e ben serviti, adatti a chi cerca una giornata di mare senza complicazioni. Da questo lato del golfo il panorama si apre verso Tavolara: un buon motivo per fermarsi fino al tardo pomeriggio, quando la luce radente accende il profilo dell’isola.
I delfini del golfo
Una delle caratteristiche più note di Golfo Aranci è la presenza di un gruppo stabile di tursiopi, i delfini comuni del Mediterraneo, che frequenta abitualmente queste acque. Le zone attorno a Cala Moresca e all’isola di Figarolo sono fra quelle con maggiori probabilità di avvistamento.
Esistono escursioni dedicate, condotte da operatori locali, che nella stagione turistica escono quotidianamente. È bene ricordare che si tratta di animali selvatici: nessuno può garantire l’incontro, e gli operatori seri lo dichiarano apertamente, mantenendo le distanze previste dalle buone pratiche di osservazione. Quando l’incontro avviene, però, è uno di quei ricordi che restano per anni.
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